La Vendemmia
E' settembre, ci si ritrova, attorno a dei tralci e lungo dei filari, col calice pronto al nettare che stilla. Stillano vino e suoni, sabato a Milano, grazie agli appassionati viticoltori di Brigata Lolli e di Scighera. Saremo sul palco, a cantare, in tanti. E tra questi alcuni compagni di respiro come Paolo Archetti Maestri (Yo Yo Mundi, ormai da queste parti lo si sa bene) e Alessio Lega. E poi altri, tra cui i Mercanti di Liquore. (Il programma completo, insieme alle indicazioni per raggiungere Cassina Anna, è qui). Canterò alcuni miei brani, uno in anteprima assoluta, ancora con l'accompagnamento della fisarmonica di Davide Giromini.
Vi lascio con una bella fotocomposizione di Agnese Gemetto, io che canto sul cippo di fra' Dolcino, e dietro il simbolo della sua resistenza montanara, falce e scarpone, lo scarpone dei contadini muntzeriani, il Bundschuh.

Castelcorniglio

Questo è un luogo che mi è molto caro. Nelle montagne parmensi, un antico avamposto militare del Duecento riattato nell'Ottocento, e adesso utilizzato come agriturismo. Dal mio amico Pietro Lorenzo Celestino Brenno Buratti. Figlio di Tavo, storico dolciniano di cui al post qui sotto (del resto è stato lui a trascinarmi lassù). In questa valle vado a respirare quando sono di passaggio per il parmense. Quei silenzi necessari. Al far musica, allo scrivere. Se vi capita, passateci. Tra l'altro si mangia benissimo. Io, se ce la faccio, ci passo di ritorno dalla concertata milanese di sabato venturo, di cui dirò nel prossimo post.

Canti per Sacco e Vanzetti
Il corso principale di Villafalletto si chiama Corso Umberto I. Di lì si arriva, per via Vittorio Veneto, a piazza Mazzini, dov'è il municipio. Ancora qualche metro, e la strada diventa via Sacco e Vanzetti. Ma come, "il re buono" perpendicolare ai due anarchici cattivi? Sì, perché Villafalletto è il paese natale di Vanzetti. E del suo figlio martirizzato sulla sedia elettrica si è ricordato. Diversamente da Motta Visconti, per dirne una, che sul "suo" Sante Caserio ha fatto cadere una damnatio memoriae imperitura.
Ieri, nel cortile di municipio di piazza Mazzini, gli anarchici piemontesi hanno organizzato una manifestazione per ricordare l'ottantesimo anniversario dell'esecuzione di Sacco e Vanzetti. Nel pomeriggio ho concionato - ancora una volta, dei CPT. E la sera, insieme a Davide, ho concertato - ovviamente, data l'occasione, quasi esclusivamente con un repertorio anarchico. C'era anche Paolo, tra il pubblico, e poi è salito sul palco. A notte siamo capitati in una radura di un bosco dove, tra luci fioche e falò e braci, un sound system faceva danzare. E anche questa, a suo modo, è stata una celebrazione.
Di seguito, il testo dello storico canto su Sacco e Vanzetti.
Il ventitrè agosto a Boston in America
Sacco e Vanzetti sopra la sedia elettrica
e con un colpo di elettricità
all'altro mondo li vollero mandar.
Circa le undici e mezzo, giudici e la gran Corte
entran poi tutti quanti nella cella della morte:
«Sacco e Vanzetti, state a sentir,
dite se avete qualcosa da raccontar».
Sacco e Vanzetti, tranquilli e sereni:
«Noi siamo innocenti aprite le galere».
E lor risposero : «Non c'è pietà
voi alla morte dovete andar».
Entra poi nella cella il bravo confessore,
domanda a tutti e due la santa religione.
Sacco e Vanzetti con grande espressione:
«Noi moriremo senza religion».
E tutto il mondo intero reclama la loro innocenza,
ma il presidente Fuller non ebbe più clemenza:
«Siano essi di qualunque nazion,
noi li uccidiamo con gran ragion».
«Addio moglie e figlio a te sorella cara.
E noi per tutti e due c'è pronta già la bara.
Addio amici, in cuor la fè,
viva l'Italia e abbasso il re!
Addio amici, in cuor la fè,
viva l'Italia e abbasso il re!»
Brucia fra' Dolcino, brucia nei nostri cuori...
Ieri, sui monti del biellese, nei luoghi dove si consumò l'estrema resistenza di fra' Dolcino e Margherita, prima di essere catturati e arsi vivi a Vercelli dalla Santa Inquisizione, abbiamo gioiosamente celebrato il settecentesimo anniversario di quell'evento. Fra' Dolcino - e giustamente si ricorda sempre la sua Margherita, donna emancipata, che insieme a lui aveva preso le armi e comandava le bande resistenti - è un'icona protosocialista, una figura meravigliosa libertaria e antiautoritaria. Ne avevo scritto nella canzone "Fuochi di parole" (che sto rivedendo, tra l'altro, e riproporrò in una veste nuova - e con un titolo mutato in seguito a questo evento dolciniano...), e Tavo Buratti, uno degli storici della vicenda dolciniana, mi ha chiamato a cantarla sul cippo celebrativo in cima al monte, a cappella. E' stata, davvero, una grande gioia, una grande emozione, e un grande onore.

Il papa, nell' apprendere la notizia della cattura di Dolcino e dei suoi, scrisse al re di Francia Filippo: "Ci sono giunte notizie graditissime, feconde di gioia ed esultanza, perché quel demone pestifero, figlio di Belial e orrendissimo eresiarca Dolcino, dopo lunghi pericoli, fatiche, stragi e frequenti interventi, finalmente coi suoi seguaci è prigioniero nelle nostre carceri, per opera del nostro venerabile fratello Raniero, vescovo di Vercelli, catturato nel giorno della santa cena del Signore, e la numerosa gente che era con lui, infettata dal contagio, fu uccisa quel giorno stesso."
Notizie storiche su Dolcino si possono leggere qui; mentre qui c'è un bell'articolo di Valerio Evangelisti scritto in occasione della pubblicazione di un libro su Dolcino a opera di Tavo Buratti.

(grazie a Battista Saiu per le foto)
Sulle pire accese bruciano le streghe
I loro corpi d'estasi ribelli a ogni potere
Bruciano i matti Bruciano i profeti
Barbari inquisiti da giudici e da preti
Bruciano gli eretici Brucia fra' Dolcino
Che sui monti prese le armi su consiglio divino
E poi bruciano i libri che sono armi puntate
Da chi si riprende le parole contro chi se l'era rubate
Si fondono nel fuoco in quel santo campo
Le parole nere e il loro fondo bianco
E si fanno cenere di cui cospargersi il capo
Per poi chinarlo muto ai piedi di chi ha giudicato
Che non siano cenere ma polvere da sparo
Quando il capo è tagliato tutto è molto più chiaro
E che ogni lettera si faccia capitale
Centro infinito finito e decentrato di un ordine innaturale!