sbandati

il blog musicale di

Marco Rovelli LibertAria

QUI C'E' IL MYSPACE
sabato, novembre 24, 2007

 

MANIFESTO

(canzone in Si bemolle)



E quando i cardini

non sorreggono più la storia, e l’io

è un altro, e il Tempo è Ora, spalancato

e osceno, aperto a liquidi e bave, immane –

ecco un ’incanto si produce:


Un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi s’illude

di avere in pugno il cosmo.


Un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi si chiude

in Sé, in un Dio, in un Mondo.


E’un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi del tempo

fa ruggine nel tempio infame

dove il Soffio è Capitale,

e inonda il mondo

del suo seme di scambio funereo ed infecondo.


E’ la bellezza, Idiota – puro contorno, immenso gioco

Rivoluzione Permanente – nessuna orbita, ma fuoco.

E’ la bellezza, Idiota - forma, potenza, nobiltà.

Trasformazione Incandescente - d’incomposta eternità.


E’ un dio dal gesto distruttore,

dalla levità insaputa

di chi sputa

il suo sublime riso

nel viso del sepolcro vivo

che attende un giudizio

imbiancato e non vede

ciò che grida libertà

e per questo creperà con la terra nella bocca

  • sotto a chi tocca…


Lieve, inafferrabile, giocoso dio che sputa

a chi non prende alla lettera il suo Soffio analfabeta.

Non vuole predicati,

né segni né mercati

né icone escrementizie

né prelati


E' un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi s’illude

di avere in pugno il cosmo.


Un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi si chiude

in Sé, in un Dio, in un Mondo.


E’un dio che sputa

la sua risata

in faccia a chi del tempo

fa ruggine nel tempio infame

dove il Soffio è Capitale,

e inonda il mondo

del suo seme di scambio funereo ed infecondo.



(O dio idiota,

che non temi di frantumar certezze,

né di renderci saldi nella tua radice ignota,

rendici eterni, e vuoti,

o dio idiota.)



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mercoledì, novembre 14, 2007

Da Milano alla val d'Ossola passando per Genova
Domani sera (giovedì 15) saremo in tanti a Milano a difendere la libertà d'associazione di posti come la Scighera, uno dei circoli davvero vivi e vitali in quel di Milano. Una serata con tante voci, alla quale mi hanno chiesto di essere presente, e di portare la chitarra. (Notizie più dettagliate qui).
 
Sabato 17 invece - dopo il passaggio da Genova, per ribadire ancora una volta che noi non scordiamo, e pretendiamo verità e giustizia - sarò in val d'Ossola, nel castello di Vogogna, in una serata di canti resistenti, reinterpretazioni di canti partigiani, e qualche mio canto nuovo, dove amore e lotta sono imbricati, e indivisibili. Il tutto nel contesto dell'anticipazione del festival LetterAltura (maggiori informazioni qui).
 
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giovedì, novembre 08, 2007

Bologna, ancora

A Bologna saranno ormai sazi di me. Domenica sera, infatti, nella città dello sceriffo cinese presento Lager italiani per la quarta volta. A seguire, canti libertari a profusione, per tenersi in forma. Al circolo Arci Iqbal Masih, via della Barca 24/3, ore 21. Di pomeriggio, invece, qualche incontro importante nella lenta ma tenace costruzione della nuova situazione musicale.

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venerdì, novembre 02, 2007

Nuovi canti e chitarre nuove

Domani suonerò un canto nuovo, in Scighera. Il dio degli amanti, l'ho intitolato. Se c'è una cosa che so bene, sono le passioni dell'amore, in ogni senso e combinazione. E in questo canto le ho accordate (che parola meravigliosa, piena di sensi: accordare) - dicevo, le ho accordate un po' tutte, credo. La musica è venuta da sé, con la mia nuova chitarra folk, che la migliore dei fisioterapisti, Michela da Pistoia, mi ha donato. Me l'ha donata accordata, di cuore. Ero orfano di chitarre, avevo solo una chitarra classica trapassata dai colpi di notti eccedenti e da disattenzioni croniche, il legno era forato, e la mia perizia tecnica è quel che è. Però mi ostinavo a volerla, a tenerla con me. Pur nella sua impossibilità. Poi mi è stata donata la chitarra folk e mi si è aperto un altro universo di suono. Ed è venuto fuori Il dio degli amanti. Non vedo l'ora di poterla suonare col gruppo nuovo. Ma mi occorre pazienza, ché occorre attendere ancora. E non resta che procedere in un lento lavoro che porta forza e rinnova il sangue.

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