MANIFESTO
(canzone in Si bemolle)
E quando i cardini
non sorreggono più la storia, e l’io
è un altro, e il Tempo è Ora, spalancato
e osceno, aperto a liquidi e bave, immane –
ecco un ’incanto si produce:
Un dio che sputa
la sua risata
in faccia a chi s’illude
di avere in pugno il cosmo.
Un dio che sputa
la sua risata
in faccia a chi si chiude
in Sé, in un Dio, in un Mondo.
E’un dio che sputa
la sua risata
in faccia a chi del tempo
fa ruggine nel tempio infame
dove il Soffio è Capitale,
e inonda il mondo
del suo seme di scambio funereo ed infecondo.
E’ la bellezza, Idiota – puro contorno, immenso gioco
Rivoluzione Permanente – nessuna orbita, ma fuoco.
E’ la bellezza, Idiota - forma, potenza, nobiltà.
Trasformazione Incandescente - d’incomposta eternità.
E’ un dio dal gesto distruttore,
dalla levità insaputa
di chi sputa
il suo sublime riso
nel viso del sepolcro vivo
che attende un giudizio
imbiancato e non vede
ciò che grida libertà
e per questo creperà con la terra nella bocca
sotto a chi tocca…
Lieve, inafferrabile, giocoso dio che sputa
a chi non prende alla lettera il suo Soffio analfabeta.
Non vuole predicati,
né segni né mercati
né icone escrementizie
né prelati
E' un dio che sputa
la sua risata
in faccia a chi s’illude
di avere in pugno il cosmo.
Un dio che sputa
la sua risata
in faccia a chi si chiude
in Sé, in un Dio, in un Mondo.
E’un dio che sputa
la sua risata
in faccia a chi del tempo
fa ruggine nel tempio infame
dove il Soffio è Capitale,
e inonda il mondo
del suo seme di scambio funereo ed infecondo.
(O dio idiota,
che non temi di frantumar certezze,
né di renderci saldi nella tua radice ignota,
rendici eterni, e vuoti,
o dio idiota.)
Bologna, ancora
A Bologna saranno ormai sazi di me. Domenica sera, infatti, nella città dello sceriffo cinese presento Lager italiani per la quarta volta. A seguire, canti libertari a profusione, per tenersi in forma. Al circolo Arci Iqbal Masih, via della Barca 24/3, ore 21. Di pomeriggio, invece, qualche incontro importante nella lenta ma tenace costruzione della nuova situazione musicale.
Nuovi canti e chitarre nuove
Domani suonerò un canto nuovo, in Scighera. Il dio degli amanti, l'ho intitolato. Se c'è una cosa che so bene, sono le passioni dell'amore, in ogni senso e combinazione. E in questo canto le ho accordate (che parola meravigliosa, piena di sensi: accordare) - dicevo, le ho accordate un po' tutte, credo. La musica è venuta da sé, con la mia nuova chitarra folk, che la migliore dei fisioterapisti, Michela da Pistoia, mi ha donato. Me l'ha donata accordata, di cuore. Ero orfano di chitarre, avevo solo una chitarra classica trapassata dai colpi di notti eccedenti e da disattenzioni croniche, il legno era forato, e la mia perizia tecnica è quel che è. Però mi ostinavo a volerla, a tenerla con me. Pur nella sua impossibilità. Poi mi è stata donata la chitarra folk e mi si è aperto un altro universo di suono. Ed è venuto fuori Il dio degli amanti. Non vedo l'ora di poterla suonare col gruppo nuovo. Ma mi occorre pazienza, ché occorre attendere ancora. E non resta che procedere in un lento lavoro che porta forza e rinnova il sangue.