Brucia fra' Dolcino, brucia nei nostri cuori...
Ieri, sui monti del biellese, nei luoghi dove si consumò l'estrema resistenza di fra' Dolcino e Margherita, prima di essere catturati e arsi vivi a Vercelli dalla Santa Inquisizione, abbiamo gioiosamente celebrato il settecentesimo anniversario di quell'evento. Fra' Dolcino - e giustamente si ricorda sempre la sua Margherita, donna emancipata, che insieme a lui aveva preso le armi e comandava le bande resistenti - è un'icona protosocialista, una figura meravigliosa libertaria e antiautoritaria. Ne avevo scritto nella canzone "Fuochi di parole" (che sto rivedendo, tra l'altro, e riproporrò in una veste nuova - e con un titolo mutato in seguito a questo evento dolciniano...), e Tavo Buratti, uno degli storici della vicenda dolciniana, mi ha chiamato a cantarla sul cippo celebrativo in cima al monte, a cappella. E' stata, davvero, una grande gioia, una grande emozione, e un grande onore.

Il papa, nell' apprendere la notizia della cattura di Dolcino e dei suoi, scrisse al re di Francia Filippo: "Ci sono giunte notizie graditissime, feconde di gioia ed esultanza, perché quel demone pestifero, figlio di Belial e orrendissimo eresiarca Dolcino, dopo lunghi pericoli, fatiche, stragi e frequenti interventi, finalmente coi suoi seguaci è prigioniero nelle nostre carceri, per opera del nostro venerabile fratello Raniero, vescovo di Vercelli, catturato nel giorno della santa cena del Signore, e la numerosa gente che era con lui, infettata dal contagio, fu uccisa quel giorno stesso."
Notizie storiche su Dolcino si possono leggere qui; mentre qui c'è un bell'articolo di Valerio Evangelisti scritto in occasione della pubblicazione di un libro su Dolcino a opera di Tavo Buratti.

(grazie a Battista Saiu per le foto)
Sulle pire accese bruciano le streghe
I loro corpi d'estasi ribelli a ogni potere
Bruciano i matti Bruciano i profeti
Barbari inquisiti da giudici e da preti
Bruciano gli eretici Brucia fra' Dolcino
Che sui monti prese le armi su consiglio divino
E poi bruciano i libri che sono armi puntate
Da chi si riprende le parole contro chi se l'era rubate
Si fondono nel fuoco in quel santo campo
Le parole nere e il loro fondo bianco
E si fanno cenere di cui cospargersi il capo
Per poi chinarlo muto ai piedi di chi ha giudicato
Che non siano cenere ma polvere da sparo
Quando il capo è tagliato tutto è molto più chiaro
E che ogni lettera si faccia capitale
Centro infinito finito e decentrato di un ordine innaturale!
