A me mi piace vivere alla grande
Ricordate? Correva l'anno 1979, e un menestrello spezzino cantava sul palco di Sanremo "A me mi piace a vivere alla grande, girare tra le favole in mutande". Io avevo dieci anni, e ricordo che la parola "mutande", a noi bambini di educazione piccolo borghese e puritana faceva ridere, declamata da quel palco "ufficiale" (Sanremo era davvero un rito delle festività della buona vecchia piccola borghesia).
Lui era Franco Fanigliulo. Sarebbe morto dieci anni dopo, a 44 anni. Venerdì ci sarà un tributo, al Pegaso di Arcola (tra Sarzana e La Spezia). Mi hanno dato un cd con i pezzi di Fanigliulo, dicendo che "Marco e Giuditta" sarebbe stato nelle mie corde. Era vero, e mi cimenterò nell'interpretarla. Una canzone dalla pelle triste, malinconica, ma con una torsione redentiva, se la redenzione è uno sguardo che riscatta il passato, che ne riscatta il senso, e trasforma la pioggia in miele.
Un'ultima cosa: se ricordate l'immenso film "Berlinguer ti voglio bene", ricorderete anche quel Romeo che canta mentre Benigni balla aggrappato a una bionda stagionata. Quello che annuncia la (finta) morte di sua madre. Ecco, quello era Franco Fanigliulo.
