Canto
Cantare è altro respiro, perché immagine del vuoto. Canto, aderisco alla mia cavità, le sue pareti si fanno di cristallo, risuonano di una luce blu, una luce debordante come sempre è troppa la luce di un cielo straniero, e questa luce mi avvolge come la veste un tuareg, come il mare che mi sta davanti, e cantando e sacrificando dico sì a questa immensa ferita della terra, la mia carne si fa sfera di sette colori che prende a rotolare per un dirupo e scivola sulla riva, il vento si apre davanti agli occhi e mostra il suo ventre gravido d’acqua e sangue, è il suo urlo di gioia ad ogni sì che si alza come danza da ogni bocca, le orecchie inondate da suoni di vetro. E’ un sì che spezza le vene, iniettate di nitroglicerina ed esplose come deserti, è un sì che fa della gola un canale in mezzo all'oceano, è un sì che taglia le punte delle dita e le fa cave, gocciolanti. E’ un sì che trapassa il corpo, vittima offerta alla danza.
